storie di genitori

mamme e papa' si raccontano tra paure, incertezze, e coraggio...STORIE DI GENITORI, PROPRIO COME TE.

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4. la rinascita di SARA

 
 

Sara è sempre stata una bambina molto timida. Pensavamo che fosse normale per una bambina così timida parlare poco, sentirsi impacciata oppure aver timore di arrampicarsi per giocare alla scalata e raggiungere il cuginetto più grande già arrivato in cima. Ma la maestra dell’asilo non era dello stesso parere: “Non ti spaventare”, mi disse, “ma forse c’è qualcosa che non quadra…magari non è niente, ma meglio approfondire, no?”. Giusto un consiglio, dato con premura e con estrema delicatezza. E io, da brava mamma super protettiva, non me lo sono fatto ripetere due volte. Ho scoperto subito dopo, in ospedale, che premura e delicatezza non sono doti che si addicono a tutti. Perché nel giro di pochi mesi siamo passati dal rassicurante e superficiale “non è nulla di grave” della prima visita, alla diagnosi improvvisa di “ritardo misto del linguaggio e del movimento”. La neuropsichiatra ha prescritto un percorso terapeutico pesante e costoso. E soprattutto ha descritto Sara come se non fosse una bambina “normale”. Per me è stato come digerire un macigno. E il fatto che quel giorno fossi andata da sola ad accompagnare Sara al controllo non ha certo attutito il colpo. Tornando a casa ho pianto per tutto il tragitto. Pensavo alla terapia, a quanto fosse impegnativa, a come avremmo fatto a permettercela. Pensavo a Sara e mi torturavo per non averla stimolata abbastanza, per non essere stata una mamma più attiva e giocherellona. Forse ero stata troppo protettiva. Forse avrei dovuto mandarla all’asilo nido, lasciare che si sciogliesse già da allora invece di tenerla sempre vicino a me per paura che sia ammalasse o che si facesse male. Non potevo fare a meno di credere che la colpa fosse mia. Una volta arrivata a casa ho raccontato tutto a miei genitori e a mio marito. Dopo di che sono uscita e per un’ora intera ho camminato e riflettuto. Non potevo lasciare che il dolore e il senso di colpa prendessero il sopravvento. Mia figlia aveva bisogno di me. Forse non ero stata in grado di aiutarla prima, ma da quel momento lo avrei fatto a 360°. Niente più lacrime, era ora di muoversi. Come mi avrebbe detto più tardi Eluana – la psicoterapeuta dell’associazione con cui abbiamo deciso di intraprendere un percorso famigliare per poter aiutare Sara al massimo delle nostre possibilità – da quel momento io mi sono negata di stare male.

 

Da quel momento ero io il caterpillar. Nei mesi successivi alla diagnosi anche la calma di mio marito mi ha aiutata tanto. Perché nell’incertezza e nella confusione era lui la roccia. Ma quando siamo arrivati in associazione per la prima volta e il percorso terapeutico ci è apparso definito, necessario, reale, è stato lui il primo a crollare. Quel giorno, durante il colloquio di orientamento, non è riuscito a entrare nella stanza.  Però l’umanità che ci è stata offerta dalle persone che lavorano in associazione ci ha aiutato a trovare la forza di reagire e non farci sopraffare dalla paura. Ma il più efficace dei rimedi contro le nostre paure è accorgersi che Sara fa progressi continui, vederla più sicura di sé e per niente intimorita dalle terapie. Perché Sara è una bambina molto sensibile e consapevole, il suo carattere è pura emotività. Qui hanno saputo farla sentire a suo agio, farle affrontare con serenità tutti gli adattamenti che ci sono stati durante il percorso: dalla sua omonima Sara con cui ha iniziato la logopedia, a Maria, con cui sto continuando, a Stefania che le fa fare terapia di gruppo, a Riccardo, l’osteopata che l’ha aiutata a sbloccarsi nel movimento, fino a Raffaella, l’optometrista, con cui ha sviluppato la visione periferica che ora le permette di fare tante cose in cui prima non riusciva. Tanto che anche alla maestra, stupita per i progressi che sta avendo a scuola, ha spiegato: “Prima non vedevo, adesso vedo”. Tutto ciò mi ha reso molto fiduciosa. So che il percorso di Sara andrà avanti, che le terapie proseguiranno. Ma so anche che con gli strumenti che le stiamo dando, lei potrà fare tutto ciò che vorrà nella sua vita, perché avrà le stesse possibilità degli altri. E non c’è niente che un genitore possa desiderare di più. Lo sanno bene quelle mamme e quei papà che come noi hanno ricevuto delle diagnosi spiazzanti e in un attimo hanno visto questo sogno frantumarsi. A loro posso solo dire di rimboccarsi le maniche e cominciare a raccogliere i cocci, perché ricostruire il futuro del loro figlio sarà complicato, ma non impossibile. Ogni situazione, una volta accettata, può essere affrontata e migliorata: il segreto è dedicarsi completamente ai nostri figli, perché vanno seguiti non solo dai terapisti, ma prima di tutto da noi genitori. 

Mamma Alessia

 

“il piu’ efficace dei rimedi contro le nostre paure e’ stato accorgersi che Sara faceva progressi continui, vederla piu’sicura di se’ e per niente intimorita dalle terapie”.

 

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