Il valore educativo del "No"

 

Scritto da Sara Baldi

tempo di lettura: 4 minuti

I no che dobbiamo imparare a dire ai figli

Non esiste, per un genitore, parola più difficile da pronunciare con un figlio del “No”. Mamme e papà spesso temono che il “no” possa compromettere la relazione con i figli, hanno paura di entrare in conflitto con loro, pensando che questo sia sempre una cosa negativa. Eppure il no è essenziale per una buona educazione e una sana crescita dei propri figli. Già da molto piccoli (intorno all’anno di vita) è possibile iniziare a educarli ai “No”. I “No” che diciamo sono molto più formativi dei “Sì” se vengono usati all’interno di un dialogo sempre costruttivo.


In passato uno dei principali timori dei genitori nei confronti dei figli era quello di viziarli troppo. Di conseguenza, si esagerava spesso con un’educazione fin troppo rigida. Oggi la situazione si è capovolta: mamma e papà hanno quasi paura di fare male al proprio figlio dicendogli un semplice “No”. Negare un desiderio non significa affatto far vivere una frustrazione al proprio piccolo, ma è vero il contrario: per crescere sani, i bambini hanno bisogno di capire che non tutto si può fare e che ci sono privazioni da accettare. Fa parte del dovere di ogni genitore imporre le regole e dare limiti al bambino. Naturalmente è faticoso, richiede tempo e pazienza, ma è essenziale per il bene dei piccoli.


Il rischio è di lasciare i figli senza regole e senza una vera guida educativa, quando i bambini e i ragazzi hanno bisogno di genitori consistenti, che trasmettano valore e fiducia, che diano un contenitore, uno spazio chiaro e definito nel quale muoversi in sicurezza. I figli, anche se non lo danno a vedere, hanno bisogno di regole e confini perché li fa sentire al sicuro, gli fa capire che vi prendete cura di loro. L’importante è farlo nel modo giusto e fargli sentire che il genitore è lì, sempre presente e pronto a mettersi in gioco.

 

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come dire no?

Perché il “No” sia utile, deve avere 3 caratteristiche fondamentali:

  • Non deve essere urlato. Se gridato, il “No” potrebbe essere interpretato come dipendente dal nostro umore del momento e non come una decisione presa per impedire qualcosa che, comunque, non si deve compiere, indipendentemente dal nostro stato emotivo momentaneo.

  • Deve essere dosato. Quando i “No” sono troppo frequenti ed immotivati, perdono di efficacia o, al contrario, rischiano di frustrare e schiacciare, rendendo il bambino più insicuro.

  • Deve essere giustificato. Non bisogna dimenticare che i limiti e i “No” devono avere anche un senso e non essere semplicemente un’imposizione o un ordine dati per affermare il proprio potere. Il figlio deve sapere che le nostre proibizioni hanno una ragione. Giustificando i “No” lo illuminiamo, lo orientiamo, lo facciamo crescere. È chiaro che la motivazione deve rispettare la maturazione raggiunta dal figlio. Al piccolo di tre anni diremo: “Non prendere il coltello: taglia!“. Al ragazzo adolescente, tentato dall’alcol spiegheremo i rischi e le conseguenze del bere.

    Ciò che rende educativo un “No” è far capire al bambino che i genitori comprendono la sua richiesta, che reggono il confronto, che ci hanno riflettuto e che per il suo bene hanno scelto così. È dunque importante, prima di rispondere ad una richiesta o dare un confine, ascoltare il figlio e cogliere ciò che vi sta comunicando. Se è necessario, prendetevi anche un po’ di tempo per pensare. Non siate eccessivamente rigidi, piuttosto cercate di trovare dei compromessi anziché vietare a priori, per giungere ad una soluzione condivisa, adatta alla loro età. Se offrite delle alternative, accoglieranno meglio la vostra decisione.

quando dire “No”?

È impossibile fare l’elenco completo dei “No” da dire ai figli. Ci limitiamo ai tre che ci sembrano più importanti:

  1. No ai genitori “schiavi” a servizio. Perché la mamma deve continuare ad insaponare il figlio, ad allacciargli le scarpe ed il papà a sbucciargli la mela?  Per il genitore è sicuramente una forma di coccola che anche il bambino gradisce, ma è necessario imparare a dire no ogni tanto a queste richieste, se l’età lo permette, e lasciare che se la cavino anche da soli e imparino ad essere più autonomi. È possibile trovare altri momenti per fare le coccole e stare insieme.

  2.  No alle concessioni continue. Concedere sempre tutto al figlio significa renderlo insicuro e poco preparato ad affrontare le sfide future della vita, che potrà presentare difficoltà e ostacoli da superare. I no fortificano.

  3.  No alle continue richieste.Me lo compri?“. “Voglio questo!“. “Dammi quello“… Ad un certo punto bisogna dire ‘No!‘. “Ne hai abbastanza!“. “È inutile insistere!“. “Questo non è per nulla necessario!“. Parole che sono faticose a volte da dire per un genitore, ma benefiche in quanto preparano il figlio alla vita adulta.

 E’ importante sottolineare come crescere i bambini con dei “sani” NO, sia la strada giusta per permettere a questi bambini di diventare adulti capaci di accettare i NO della vita e sopratutto di saper dire NO quando le circostanze lo richiederanno. Rendersi conto dell’immenso valore educativo del NO può permettere più facilmente a noi genitori di dirlo, nonostante la fatica che questo richiede.