Una scuola senza voti è possibile? Cosa ne pensano i genitori

 

Interviste a cura di Federica Salini

 Tempo di lettura: 12 minuti

E’ da alcuni giorni che la scuola primaria Chiara Lubich dell’Istituto comprensivo Olivieri di Pesaro sta facendo parlare di sé: i docenti dell’Istituto hanno deciso di applicare in due classi un esperimento che prevede la sospensione dei voti, che verranno comunicati ai genitori soltanto alla fine dell’anno, alla consegna delle canoniche pagelle. Nel frattempo, niente voti, niente pagella del primo quadrimestre, ma solo un colloquio con i genitori per riflettere senza giudizio su come incoraggiare i talenti e il carattere di ciascun bambino.

Forse non tutti sanno che un’iniziativa simile è già stata sperimentata in Italia: l’idea di una “scuola senza voti” trova un importante precedente nella “scuola del gratuito”, una proposta pedagogica ideata dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sin dal 1995 e promossa a partire dal 2013 attraverso una serie di convegni (l’ultimo tenutosi a Forlì nel 2017) che hanno portato numerose scuole ad adottare l’iniziativa già in quegli anni. Il principio di fondo è l’idea di una scuola che non sia basata sulla logica della competizione e del profitto rappresentata dal voto, che dia spazio alla personalità di ogni alunno stimolando in ciascuno il desiderio di conoscenza, di rispetto e di integrazione con l’altro. L’odierna “scuola senza voti” che ritroviamo a Pesaro sembra essere vicina a questa idea.

Incuriositi da questa notizia noi della redazione del Magozine abbiamo voluto riflettere su un tema come quello del voto scolastico molto dibattuto e che offre numerosi spunti di riflessione.

Siamo andati quindi presso le scuole del nostro territorio e abbiamo raccolto per voi le testimonianze di alcuni genitori,  cui abbiamo chiesto di commentare la notizia della scuola “senza voti” di Pesaro e di raccontarci come loro da studenti prima, e da genitori poi, vivono il voto.

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Cosa ne pensate di questa “scuola senza voti” sperimentata a Pesaro? Credete che sia valido il principio su cui si basa, ovvero l’idea che il bambino riesca a esprimere e sviluppare meglio i suoi talenti se non deve vivere la scuola con la costante ansia del voto?

“Ho apprezzato questa novità: è sempre bello vedere che qualcuno ha il coraggio di cambiare le cose, soprattutto nella scuola” – rompe subito il ghiaccio mamma Valentina – “E non c’è dubbio che il principio su cui si basa l’esperimento della scuola senza voti sia valido: sono mamma di un bambino che ha da poco cominciato la seconda elementare, e vederlo già spaventato all’idea di un brutto voto è qualcosa che rende ansiosa anche me. Insomma, mi piacerebbe che la scuola proteggesse sia me che mio figlio dalla paura e dalla delusione del brutto voto, ma non so se questo sia realmente possibile. In fondo sono sempre gli insegnanti a decidere. Per questo mi piacerebbe essere rassicurata in prima istanza da loro sulla fattibilità di questa iniziativa e sulla credibilità del suo principio: se l’importanza del voto è davvero così relativa, dovrebbero essere loro i primi a dimostrarlo”.

Anche Fabrizio, padre di due bambini che frequentano rispettivamente la materna e la terza elementare, ci confessa subito le sue perplessità riguardo all’esperimento: “In fondo, il sistema dei voti scolastici non è altro che un sistema di valutazione che aiuta a verificare costantemente la buona riuscita dell’operato. Ed è importante che sia immediata, in modo che io possa avere sempre chiaro cosa sto facendo bene e dove invece devo migliorare. Quindi non credo sia efficace l’idea di far passare un anno per la comunicazione dei voti, come stanno facendo a Pesaro. Perché se il giudizio del bambino, alla fine, sarà negativo, non mi sembra giusto che sia lui che i genitori non ne vengano avvisati prima: sarebbe come togliergli la possibilità di migliorare. Magari si potrebbe pensare di addolcire la valutazione, adottando un sistema meno numerico, in modo da rispettare di più quei bambini che si bloccano di fronte all’idea di essere inseriti in una classifica”.

Invece Micol, mamma di due bambini che vanno in seconda e in terza elementare, sembra accogliere positivamente l’idea di una scuola senza voti: “Credo che, almeno nella fase della scuola primaria, non sarebbe una cattiva idea mettere da parte i voti. A questa età i bambini non sono ancora in grado di capire che il voto è relativo e che loro non devono certo identificarsi con un numero. Per questo alcuni di loro soffrono nel vedersi confrontati con i compagni più veloci nell’apprendere, più bravi dal punto di vista numerico. E tutto questo a causa del sistema dei voti che, purtroppo, tende a dividere e classificare le persone: quel numero premia e punisce, esalta e umilia. E fa soffrire. Per questo bisognerebbe dare a tutti i bambini la possibilità di imparare con i propri tempi, senza dover sentire la pressione di essere valutati costantemente”.

Al contrario, Gianpaolo, che ha un figlio in seconda elementare, si unisce al coro dei perplessi: “Penso che l’esperimento sia interessante, ma credo che le sue modalità di attuazione vadano riviste. Trovo giusto eliminare i voti per non ingabbiare i piccoli all’interno di un numero ed evitare di far vivere loro, fin da subito, la frustrazione che comporta un brutto voto. Ma se vengono comunque date le pagelle a fine anno, il messaggio sembra essere che i voti si danno eccome, solo che non vengono resi noti ai bambini e alle famiglie. Quindi lo stress di un brutto voto non viene evitato, ma solo rimandato di qualche mese. Meglio sarebbe sostituire completamente i voti con un filo diretto con le famiglie, per consentire ai genitori di poter supportare, là dove ce ne fosse bisogno, l'apprendimento dei propri figli”.

Nella vostra famiglia come viene vissuto il voto scolastico? Il pensiero del giudizio dell’insegnante lascia voi e i vostri figli sereni o vi genera ansia?

A questa domanda, Valentina ammette subito di non convivere serenamente con il voto: “Spesso mio malgrado mi rendo conto di trasmettere la mia ansia da prestazione a mio figlio: se il voto ottenuto non è quello che ci aspettavamo, a volte rimaniamo delusi entrambi”.

Fabrizio, invece, non sembra aver paura dei brutti voti: “I miei figli sono ancora troppo piccoli per sentire l’ansia del voto in tutta la sua carica di frustrazione, angoscia o paura. Ho una bambina che frequenta la materna, e il più grande va in terza elementare. Ma quando capita il brutto voto e con esso le prime delusioni dei miei bambini, cerco sempre di sdrammatizzare e di relativizzare il voto, riportandolo alla realtà: in fondo è solo un numero e anche se può essere negativo non indica nulla, se non che si deve migliorare”.

E a casa di Micol come si reagisce al voto? “Fortunatamente ho due bambini che vanno benissimo a scuola” – ci spiega – “Ma, sebbene siano quasi coetanei (frequentano rispettivamente la seconda e la terza elementare), tendono a vivere il voto in maniera completamente diversa. Mentre la bambina è più sicura nello studio, sa di poter fare tutto al meglio e si aspetta sempre bei voti, il maschietto è più insicuro e sente di più l’ansia da prestazione. Entrambi prendono comunque bei voti, ma quando capita quello meno bello, da mamma non mi crea disagio. Anzi, cerco sempre di essere accogliente, insegnando ai miei figli che l’importante non è il risultato, ma la passione che si investe nello studio, la capacità di essere curiosi e di imparare per aprire la propria mente”.

Anche Gianpaolo si professa sereno riguardo al voto: “Io e mia moglie siamo convinti che l’apprendimento, cioè la capacità di capire e fare proprio quello che si impara a scuola, sia più importante di qualsiasi voto. Ed è prima di tutto questo valore che cerchiamo di trasmettere a nostro figlio”.

Alla luce di come vivete i risultati scolastici dei vostri figli, pensate che la percezione del voto che avevate da studenti si sia confermata o trasformata ora che siete genitori?

“Da studentessa ero decisamente preoccupata riguardo ai miei voti” – chiarisce Valentina – “e purtroppo ho proiettato la stessa ansia su mio figlio”. Consapevole di questa realtà, ribadisce che “sarebbe bello trovare un sistema alternativo al voto, proprio per evitare che si generi questo meccanismo. Credo infatti che la fobia del brutto voto che inevitabilmente i nostri figli provano sia il risultato dell’eccessiva importanza che genitori da una parte e insegnanti dall’altra attribuiscono a questo metro di giudizio. Per questo ritengo fondamentale che genitori e insegnanti inizino a lavorare all’unisono per rafforzare l’individualità di ciascun bambino, affinché diventi in grado di affrontare sempre più serenamente il confronto con il voto e i successivi ostacoli della vita, scolastica e non”.    

Fabrizio, invece, ammette di aver avuto più ansia per i suoi voti da studente che per quelli dei suoi figli da genitore. Ai suoi bambini ripete sempre che “nella scuola come nella vita si può sempre sbagliare, ma l’importante è saper tornare sui propri passi e cercare di migliorarsi sempre di più”.

Micol concorda con Fabrizio in questo: “La mia percezione del voto è sicuramente cambiata rispetto a quando ero studentessa.” – ci spiega – “Allora sentivo di più la pressione e ricordo che mi impegnavo molto, perché ci tenevo a far bene e soprattutto ci tenevo al bel voto. Ma da madre, non voglio trasmettere quest’ansia ai miei figli, poiché ritengo che avere una forte passione per quello che si studia e concentrarsi  sui propri talenti per svilupparli al meglio sia mille volte più importante di una pagella con tutti 10”.

Gianpaolo, invece, ha sempre avuto una percezione serena del voto, da studente come da genitore: “Sono sempre stato convinto che un numero non possa riflettere il valore autentico della preparazione e del metodo di studio di una persona. Il voto va sempre relativizzato rispetto all’importanza dello studio in sé, ed è questa la cosa essenziale da trasmettere ai nostri figli”.

Ma cosa ne pensano gli insegnanti che tutti i giorni i voti sono chiamati a darli? Abbiamo sentito anche loro…..nel prossimo articolo del Magozine saranno loro stessi a rispondere alle nostre  domande.

 

Continua….