Una scuola senza voti è possibile? Il parere degli insegnanti

 

Interviste a cura di Federica Salini

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Se nella prima parte della nostra inchiesta sulla scuola senza voti abbiamo lasciato la parola ai genitori, ora tocca agli insegnanti dirci la loro sul tema caldo degli ultimi giorni. Cosa avranno da dire su questa iniziativa di una scuola senza voti adottata dalla scuola primaria Chiara Lubich dell’Istituto comprensivo Olivieri di Pesaro e, in generale, sul sistema del voto scolastico vigente in Italia?

Sebbene non tutti i metodi di valutazione siano uguali, c’è da riconoscere che ormai ovunque in Europa il ricorso al voto numerico sia diventato una prassi. Magari alcuni dei nostri vicini europei prediligono scale diverse dalla nostra, che possono andare da 1 a 6 (come in Germania e in Polonia), da 0 a 20 (come succede in Francia). Altri, come la Danimarca, utilizzano invece cifre non sequenziali per indicare un preciso giudizio: in questo caso, accanto al valore -3 che descrive un performance inaccettabile, troviamo il 4 di un risultato buono o il 12 per le eccellenze.

Insomma, sembra proprio che per trovare un’alternativa al voto numerico si debba volare in America o in Giappone, dove si utilizzano le lettere dell’alfabeto dalla A alla F per valutare gli alunni. Le uniche eccezioni europee sembrano essere rappresentate dalla Svezia e dalla Finlandia, dove non si applicano né voti né bocciature per tutta la scuola primaria, che i bambini frequentano fino ai 13 anni.

Di fronte a un panorama simile, ha certamente senso domandarsi se possano esistere dei sistemi di giudizio scolastico alternativi al voto, e quindi riflettere sull’effettiva validità dell’esperimento di una “scuola senza voti” come quella adottata a Pesaro. Noi del Magozine abbiamo quindi invitato alcuni insegnanti del territorio a unirsi a noi in un’intervista corale per riflettere insieme sulle problematiche legate al voto e sul principio di fondo che sottende l’ormai celebre iniziativa della scuola senza voti di Pesaro.

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Cosa ne pensate dell’iniziativa della “scuola senza voti” adottata a Pesaro e del principio su cui si basa questo esperimento, ovvero l’idea che il bambino possa essere piu’ motivato nello studio e riesca a sviluppare meglio le sue capacita’ se queste non vengono valutate e racchiuse da un numero?

“Per prima cosa, dobbiamo considerare che questo esperimento non comporta una totale abolizione del voto numerico, che è un sistema di valutazione stabilito dal Ministero della Pubblica Istruzione” – chiarisce subito il maestro Alessandro Mazzotta, insegnante alla scuola secondaria di primo grado – “Insomma, le canoniche pagelle vengono conservate, solo che verranno rese note agli alunni e alle famiglie solo alla fine dell’anno. In questo modo, il voto e le sue conseguenze non vengono eliminate, ma sicuramente arginate, e ciò è assolutamente positivo. È un primo passo per riportare il voto alla sua reale funzione: quella di essere solo uno strumento esemplificativo della singola performance che non riuscirà mai a cogliere il percorso scolastico dell’alunno nella sua totalità, e che proprio per questo va relativizzato”.

La maestra Elvira Morella, che insegna in 3° elementare, sembra essere dello stesso avviso: “Cerco sempre di far capire ad alunni e genitori che il voto è solo un numero e in quanto tale non è indicativo del bambino e della sua preparazione presi nella loro complessità. Lo stesso voto dato a due bambini diversi in due contesti performativi diversi non può chiaramente avere il medesimo valore: bisogna sempre mettere in primo piano la persona, cercare di coglierne il vissuto scolastico e l’identità complessiva e riuscire a raccontarli al di là del semplice numero o della singola verifica”.

Anche la maestra Mariasole Ruocco, insegnante elementare, giudica l’iniziativa di Pesaro molto interessante: “La scelta del preside di Pesaro è lodevole perché sintomatica di un bisogno di sperimentazione. Per i bambini di Pesaro è certamente una strada nuova, mai percorsa in precedenza, mentre in altre nazioni la mancanza di voti è da anni la norma: basti pensare alla Svezia e alla Finlandia dove però non mancano dettagliate valutazioni, più mirate e pertinenti. A mio parere non è proprio questo il cambiamento di cui la scuola necessita. Tuttavia il movimento è sempre preferibile alla stasi, che per sua definizione è comunque una forma di regresso”.   

“Ritengo molto valida l’idea di sperimentare una scuola senza voti” – interviene la Professoressa Tiziana Isola, insegnante presso una scuola media del territorio – “anche perché, dopo anni di insegnamento, mi sono resa conto che l’odierna dispersione scolastica e la forte demotivazione nello studio di alcuni ragazzi siano dovute da una parte, al sentimento di scarsa autostima che molti di loro possiedono, e dall’altra all’incapacità della scuola di curare questo stesso senso di frustrazione nei suoi alunni. Per questo credo che bisognerebbe promuovere di più, sia a scuola che in famiglia, un apprendimento di tipo permanente (quello che gli inglesi chiamano lifelong learning) che riesca a preparare il bambino o il ragazzo alle sfide future della vita, insegnandogli a perseguire obiettivi anche se a volte comportano sconfitte”.

Il principio su cui si basa l’esperimento secondo lei potrebbe funzionare se realmente applicato alla pratica scolastica? Al contrario vedete delle conseguenze negative?

A parere della maestra Elvira Morella, non ci sono dubbi sulla fattibilità dell’esperimento, anche se non sarà facile convincere i più scettici: “Siamo talmente abituati al sistema del voto che ormai tendiamo a valutare tutto numericamente. È una prassi consolidata e non sarà semplice abbatterla, ma iniziative come la scuola senza voti di Pesaro sono comunque un primo passo”.

“Un cambio di mentalità è necessario” – rincara il maestro Alessandro Mazzotta – “perché questo sistema di valutazione non si ritrova più solo a scuola, ma coinvolge tutti gli ambiti della vita e della società: ormai tutto viene valutato numericamente e per il suo valore pragmatico. Anche a scuola si sta dando eccessiva importanza al saper fare a scapito del conoscere, quando bisognerebbe trovare nuovi strumenti per valorizzare la creatività e le emozioni di una persona sin dall’infanzia. È quindi sensato cercare un metro di giudizio alternativo al voto che, invece di alimentare la frustrazione, incentivi il bambino ad esprimere i suoi talenti”.

Anche la professoressa Tiziana Isola ritiene che sia l’intero sistema scolastico a rendere fragile un esperimento simile alla scuola senza voti di Pesaro: “Eliminare del tutto voti e pagelle senza un serio ripensamento di tutto il sistema potrebbe comportare conseguenze negative, fino a demotivare alunni ed insegnanti. Penso che la questione del voto rappresenti solo un aspetto di un sistema molto più complesso e delicato, anche se, da brava insegnante di lettere, rimpiango i vecchi giudizi discorsivi nei quali potevamo spiegare a parole l’andamento scolastico degli alunni, personalizzando valutazioni e fornendo alla famiglia informazioni preziose invece di numeri”.

 “Se l’esperimento funzioni o meno, non è qualcosa che si può verificare a breve termine” – sottolinea invece la maestra Mariasole Ruocco – “perché l'esperimento abbia un senso bisognerebbe condurlo per più anni e più cicli, e valutare a distanza di tempo quale effetto abbia avuto una scuola primaria senza voti nella vita e nella realizzazione personale di questi futuri uomini”. E aggiunge: “Inoltre, rinunciando al voto nella scuola primaria, non si farebbe altro che ritardare l’impatto con questo tipo di valutazione che comunque gli alunni incontrerebbero nei successivi anni di formazione e che, a quel punto, potrebbero non essere più in grado di affrontare”.

Senza il supporto dei voti e delle relative griglie di giudizio, quali sarebbero gli strumenti con cui un insegnante potrebbe valutare l’alunno, i suoi progressi e le sue eventuali lacune?

“Si potrebbero costruire delle schede di osservazione” – suggerisce la Maestra Morella – “più qualitative e meno numeriche, quindi più complete del voto”.

Invece, per il Maestro Mazzotta “forse si dovrebbe tornare ai giudizi di un tempo, che tenevano insieme la complessità del bambino e del suo sviluppo, dalla sua evoluzione comportamentale, alla preparazione… e terminavano con il consiglio da dare all’alunno (ad esempio, stare più attento a lezione, fare più compiti a casa…). È triste a dirsi, ma in questo caso la soluzione ci viene dal passato”.

A parere della Maestra Ruocco, al contrario, l’insegnante dovrebbe affidarsi di più al proprio senso critico nel valutare gli alunni: “L'uomo nasce già dotato di una capacità critica che si affina e si evolve nel tempo. Il primo strumento di valutazione adottato da un docente è proprio questo. Senza una griglia e un sistema di riferimento, nessun insegnante dovrebbe mai sentirsi perso. In generale, si dovrebbe dare più spazio alla soggettività dell’alunno nel giudizio, soprattutto per quelle materie, come l’Italiano, dove lo studente può sentirsi libero di esplorare la propria personalità, raccontando se stesso”.

Anche la Professoressa Isola insiste sull’importanza della soggettività dell’alunno: “Occorrerebbe non solo misurare la performance dello studente, ma la costruzione progressiva dell’individuo impegnato nel processo di apprendimento. Si potrebbe lavorare sull’autovalutazione del discente utilizzando un approccio metacognitivo che preveda una pianificazione di un compito, il monitoraggio del suo svolgimento e l’autovalutazione. D’altronde, Socrate ammoniva “conosci te stesso”. E l’autovalutazione è appunto conoscenza di sé, occasione per migliorarsi, momento di riflessione su ciò che abbiamo appreso e su ciò che ancora non abbiamo assimilato”. 

Il voto: l’incubo per molti studenti ma anche per i genitori. Perche’ si e’èportati a vivere il giudizio in maniera cosi’ negativa e angosciante? Esiste secondo lei una modalita’ per far vivere il voto in maniera piu’ serena ai bambini e ai ragazzi?

Secondo la Maestra Morella, la chiave per vivere serenamente il voto sta nel dialogo: “Siamo noi adulti a dover far capire al bambino che il voto non lo identifica, ma anzi ha un valore temporaneo che può modificarsi sia negativamente che positivamente. Proprio per questo non ha molta importanza ma è uno strumento per calibrarsi meglio nell’insegnamento per il docente e nell’apprendimento per il discente: il voto, insomma, deve orientarci, ma senza angoscia”.

Anche il Maestro Mazzotta è dello stesso avviso: “La prima rassicurazione in merito al voto deve venire dagli insegnanti, che devono saper valorizzare e raccontare il bambino al di là del voto. Ma anche i genitori hanno un ruolo fondamentale: a volte sono i primi a problematizzare il voto o a richiederlo, quando dovrebbero cercare di smorzare nel bambino la sua ansia da prestazione e il desiderio di competizione che, per quanto naturali, sono nocivi e rischiano di pregiudicare ulteriormente il suo approccio allo studio”.

Per la Maestra Ruocco invece la scuola è destinata a compiti ben più alti della valutazione fine a se stessa: essa “deve prendersi cura dei sentimenti dei propri ragazzi, insegnando loro ad accogliere qualsiasi stato d’animo, anche se spiacevole. La paura del voto non nasce dalla cultura del giudizio, ma da quella del pregiudizio: in pratica si teme che una volta classificati in una certa maniera sia difficile togliersi di dosso la visione che l'altro ha di noi.  Ma se la scuola mi aiuta a chiarire la mia natura duttile, non sarà più una prova meno brillante a spaventarmi. Bisogna insegnare sin da bambini a sentirsi a proprio agio anche nell'errore”.  

 “Gli psicologi ci dicono che la paura del giudizio degli altri può condizionare negativamente la vita di un individuo” – interviene la Professoressa Isola – “Questo accade perché si ha paura di essere rifiutati dagli altri. I miei ragazzi quasi sempre temono il giudizio dei genitori oppure hanno paura di confrontarsi tra di loro. Per un insegnante, far vivere il voto in modo più sereno vuol dire innanzitutto aiutare i ragazzi a costruire la propria autostima, creando un clima sereno in classe, cooperando con le famiglie e stimolando forme di apprendimento collaborativo che lascino spazio all’unicità di ciascun alunno”.

Che incidenza ha il voto nel vissuto scolastico ed emotivo dei bambini. Nell’ultima parte dell’inchiesta del Magozine daremo spazio proprio a questi temi con l’intervento della nostra psicologa Dott.ssa Nancy Mazzella…