Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger: intervista ai nostri esperti dell'età evolutiva - PARTE SECONDA

 

Continua il nostro spazio dedicato all’ approfondimento sulla Sindrome di Asperger, in occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Asperger che ricorre il 18 Febbraio, in occasione della data di nascita di Hans Asperger, pediatra austriaco che per primo individuò le caratteristiche della sindrome che ha preso il suo nome.

In questa seconda parte dell’intervista la Dott.ssa Graziella Treglia, Psicologa-Psicoterapeuta, e la Dott.ssa Stefania Bifolchi, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva, forniscono strategie utili per sostenere adeguatamente i bambini e i ragazzi ASPIE sia in famiglia che a scuola.

 
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Come sostenere i bambini e i ragazzi ASPIE dal punto di vista psicologico?

Dott.ssa Graziella Treglia:  Nella maggior parte dei casi l’intervento di focalizza su aspetti come la comprensione delle regole sociali, l’espressione delle emozioni, la comprensione degli altri, il linguaggio non verbale e le routine ossessive. Obiettivo di un trattamento psicologico può anche essere qeuelo di incoraggiare la persona ad essere fedele a se stessa e raggiungere la consapevolezza di “ non essere sbagliata e difettosa” ma di funzionare in modo diverso e sentirsi per questo accettata dagli altri. Nella terapia individuale si insegnano al bambino alcune competenze pratiche per integrarsi nei contesti sociali, si incoraggia il bambino ad osservare il comportamento dei coetanei per imparare a decifrare e dare senso a ciò che succede intorno a lui ed insegnare l’importanza del contatto visivo nelle relazioni. Tali abilità possono essere allenate anche a casa con il sostegno dei genitori. Si possono utilizzare immagini raffiguranti storie di vita sociale per far comprendere cosa accade in determinate situazioni, e come ci si può sentire. Oppure, ancora, si costruiscono delle vere e proprie storie sociali che aiutano a spiegare i segnali sociali e le risposte appropriate in determinate situazioni.

Va chiarito il loro diverso modo di funzionare e come non sentirsi un alieno atterrato sul pianeta sbagliato, visto che molto stesso questa è la sensazione delle persone Asperger, dal momento che vivono in un ambiente che non è pensato per loro ma per una maggioranza di persone dalla quale si differenziano “neurologicamente”. Questo comporta una lunga serie di sfide in diversi ambiti di vita, che si differenziano a seconda delle diverse fasi di sviluppo, e il lavoro terapeutico non può non considerare tutti questi aspetti. Scopo della terapia è comunque migliorare la loro qualità della vita, favorire il riconoscimento dei propri punti di forza e dei propri limiti, e la gestione dei ricorrenti momenti di vissuti negativi.

a livello prettamente riabilitativo quali sono invece gli interventi?

Dott. Stefania Bifolchi: Anche nella pratica riabilitativa ci si concentra inizialmente sullo sviluppo dell'interazione sociale intesa come condivisione e piacere di esprimere le caratteristiche del proprio mondo e del proprio modo di vedere le cose. Si lavora molto sulla Teoria della Mente e sul mettersi nei panni dell'altro cercando di applicare il tutto nella vita quotidiana. In parallelo si lavora anche su eventuali difficoltà associate quali attenzione, motricità fine, grafismo scrittura pianificazione e problem-solving. In molti casi, risulta efficace partire dalle loro passioni e sfruttarle come base motivazionale es: se un bambino ama le scienze si può fare scrivere un esperimento scientifico e lavorare su più aspetti come attenzione, pianificazione, sequenzialità, astrazione scrittura...o ancora lo si può stimolare a cercare oggetti di esperimenti scientifici disegnati su un foglio o riprodurlo graficamente.

QUANTO E’ IMPORTANTE E COME VA SOSTENUTA LA FAMIGLIA DEI BAMBINI E RAGAZZI ASPIE?

Dott. Graziella Treglia: Al lavoro con il bambino/ragazzo deve necessariamente affiancarsi un lavoro con i genitori e i fratelli, con il duplice scopo di supportare emotivamente la famiglia a seguito della diagnosi, e di fornire conoscenze e strategie adeguate nel dare sostegno al proprio figlio, favorendo così un intervento mediato dai genitori stessi. Una parte importante del lavoro psicologico di sostegno alla famiglia riguarda la graduale esplicitazione della diagnosi ai vari componenti della famiglia, mettendo in atto un processo di graduale accettazione e consapevolezza.

I genitori vengono sostenuti nel processo di conoscenza del “disturbo” del proprio figlio, e delle sue caratteristiche peculiari, in quando ogni bambino/ragazzo ASPIE è un caso unico. Sono quindi invitati ad intervenire in modo graduale sui cambiamenti di abitudini e sulla trasformazione delle loro “ossessioni” in “passioni”, agendo anche sull’ambiente di vita.

L’intervento viene costruito “intorno alla persona Asperger” e richiede la collaborazione di tutti coloro che in varia misura si occupano o entrano in contatto con il bambino/ragazzo, dalla famiglia alla scuola.

a scuola invece, quali consigli possiamo dare agli insegnanti per facilitarne l’inclusione?

Dott.ssa Graziella Treglia: I bambini/ragazzi ASPIE rappresentano una sfida speciale nell’ambiente educativo sia da un punto di vista emotivo che prettamente didattico. Tipicamente visti come eccentrici e particolari dai compagni di classe, le loro scarse abilità sociali, la goffaggine ed un interesse ossessivo per argomenti spesso poco comuni, li rendono vittime e capri espiatori “ideali”. Sarà importante quindi prestare attenzione a questi aspetti e lavorare sia con il bambino ASPIE che con il gruppo classe. Sul bambino si potrà agire proteggendolo da prepotenze e prese in giro, ma allo stesso tempo rendendolo gradualmente capace di “difendersi da solo”, istruendolo quindi su come reagire a determinate indicazioni sociali e fornendo repertori di risposte da usare nelle varie situazioni sociali. Insegnargli insomma “cosa dire e come dirlo”. Un’ altra strada può essere quella di enfatizzare le abilità didattiche del bambino ASPIE, creando situazioni di apprendimento di gruppo in cui le sue abilità di lettura, il vocabolario, la memoria e così via siano viste come un bene dai coetanei, favorendone con ciò l’accettazione.

Dott. Stefania Bifolchi: Volendo sintetizzare, ecco alcune strategie “operative” da mettere in atto a scuola per un efficace inclusione del bambino/ragazzo ASPIE:

-        Offrire un ambiente prevedibile e sicuro, puntando sulle loro abilità visuo-percettive. Per far comprendere meglio alcune routine scolastiche o alcune regole, ad esempio, potrà essere molto efficace utilizzare cartelloni con foto, immagini e disegni.

-        Far emergere i loro punti di forza e stimolare il bambino a condividere le sue particolari capacità a livello cognitivo con gli altri, incoraggiandolo ad esempio a fare da “tutor” ai compagni nelle materie in cui eccelle.

-        Stimolare il ragazzo a dire come si sente sia in situazioni felici, in cui si relaziona piacevolmente con i compagni, sia in quelle spiacevoli e cercare insieme alla classe, sotto forma di circle time o role playing, una soluzione per risolvere i problemi o le situazioni “critiche”.

-        Offrire una routine quotidiana e costante: il bambino/ragazzo ASPIE deve capire la routine di ogni giorno e deve sapere cosa aspettarsi per essere capace di concentrarsi sul compito da fare.

-        Di conseguenza evitare sorprese: preparare il bambino in anticipo ed adeguatamente, descrivendo nel dettaglio cosa accadrà, in caso di attività speciali e straordinarie, orari alterati, o altri cambiamenti nella routine, anche se minimi.


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