Babbo Natale esiste o non esiste?

 

Scritto dalla Dott.ssa Graziella Treglia, psicologa e psicoterapeuta

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Il Natale si avvicina e molti genitori si ritrovano a rispondere alle curiosità dei propri figli circa la figura di Babbo Natale ed a porsi tante domande: Cosa dire? È giusto sostenere la fantasia sull’esistenza di un vecchietto con la barba bianca che recapita miliardi di regali a tutti i bambini del mondo, oppure è il caso di dire la verità ai propri figli? Come reagiranno quando verranno a conoscenza della verità? Si sentiranno presi in giro?

In comune a tutte le versioni della storia di Babbo Natale vi è la presenza di un uomo di una certa età, benevolo, che ama i bambini e porta loro dei doni, tutti elementi quindi che nutrono positivamente l’immaginario del bambino e permettono di trasmettere valori che la famiglia può decidere di evidenziare.

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Oltre alla conoscenza di una tradizione infatti il bambino impara la generosità, la condivisione e soprattutto la pazienza. Allontanarsi dallo sfruttamento commerciale del Natale e concentrarsi sul’importanza educativa dell’ ”attesa” di una data non negoziabile, ma stabilita dal calendario, può essere infatti una ulteriore occasione per fornire al bambino strumenti che si riveleranno utili più in là con gli anni.

Anche la scoperta della “verità” su Babbo Natale può essere un momento di crescita, e molti possono essere i fattori che spingono i bambini a porsi delle domande. Accade spesso che a svelare il segreto sia un fratello maggiore o un amico, oppure le incongruenze nei racconti degli adulti o ancora il cogliere sul fatto i genitori che ripongono i doni sotto l’albero. Altre volte i genitori si dicono preoccupati di “imbrogliare” i propri figli circa l’esistenza di Babbo Natale o possono pensare che questa storia sia un invito ad essere creduloni e illogici, scegliendo di svelare loro stessi il segreto.

A mio avviso è opportuno lasciare che i bambini scoprano da soli e senza fretta la verità. L’età in cui questo può accadere è molto variabile, di solito la scoperta avviene attorno ai 6-7 anni.

Fino circa ai 6 anni, infatti, il loro modo di vedere la realtà è caratterizzato dal “pensiero magico”, ciò che per noi adulti può essere assurdo è per loro coerente e accettabile, e non va ad intaccare la loro capacità di giudizio, per il semplice fatto che sono in una fase in cui il pensiero razionale non è ancora completamente sviluppato.

L’importante è osservare il bambino e capire cosa ne pensa, se mostra di avere ancora dei dubbi si può lasciare la possibilità di crederci ancora, magari chiedendogli “tu cosa ne pensi?” e in base alla sua risposta capire se ha voglia di confrontarsi con la realtà oppure no. Insomma mantenere una bugia ma per una giusta causa.

Se attorno ai 6-7 anni i bambini cominciano a farvi domande, probabilmente hanno già grossi dubbi e hanno capito come stanno le cose. In tali casi confermate pure le loro intuizioni, forse ci rimarranno un po’ male all’inizio ma globalmente reagiranno con tranquillità. Le ricerche in merito mostrano che raramente i bambini appaiono con il cuore spezzato, mentre paradossalmente sono i genitori a sentirsi malinconici. Tale reazione può essere ricondotta al fatto che i bambini riescono a realizzare che questa menzogna fa parte della categoria delle bugie bianche. È l’occasione per insegnargli la distinzione tra una “bugia buona” e una “bugia cattiva” e che Babbo Natale fa parte della prima categoria, paragonandola a quando si tiene un segreto perché si sta preparando un regalo a sorpresa.

Potrebbe essere utile raccontargli di quando noi stessi abbiamo scoperto che Babbo Natale non esisteva e rispolverare o costruire nuove tradizioni.

Se le domande dei bambini vi sembrano invece delle richieste di rassicurazione, potreste dire che Babbo Natale si fa aiutare dai genitori nella scelta dei doni. Questa risposta li avvicinerà alla scoperta della verità che, comunque, non tarderà ad arrivare. Infine, se non vi fanno domande, aspettate i loro tempi.

In generale, dunque, non è necessario che un adulto si trovi a dover introdurre dal nulla l’argomento. Se il bambino è molto piccolo e ha sentito dire che Babbo Natale non esiste e ci è rimasto male, potete rassicurarlo. Ad esempio, potete dirgli che alcune persone non credono a Babbo Natale, ma voi si. Avrà tutto il tempo per scoprirlo in seguito.

Capita poi a volte che i più piccoli non vedano in lui un vecchietto benevolo ma un uomo burbero che incute timore, in questo caso mai forzare i piccoli spaventati, rispettate i loro tempi, stando loro vicino e permettendo di vedere Babbo Natale da lontano spiegando magari che quello è “il Babbo Natale del centro commerciale”. Molte volte tutto può dipendere da come questa figura viene presentata in famiglia. Può capitare infatti che Babbo Natale venga percepito come una minaccia, una figura che non porta doni o che si arrabbia quando i bambini non si comportano bene.

Babbo Natale deve rimanere una figura positiva, in caso contrario potrebbero essere a rischio i benefici di questo rituale.

Gli ingredienti migliori sono sempre: tatto, sensibilità, dolcezza e rispetto.

Nel caso in cui il bambino è eccessivamente grande (attorno ai 9 anni) e ancora continua a difendere il mito di Babbo Natale rischiando di incorrere nello scherno dei coetanei, occorre parlare con lui. Spiegategli con delicatezza che non è possibile che le persone volino a bordo di una slitta con delle renne magiche e che, comunque, anche voi da bambini avete creduto a questa bellissima storia per molto tempo. In tutti i casi, a scoperta avvenuta, non dimenticate di dire ai vostri figli di non rivelare nulla agli altri bambini e fategli presente che sono custodi di un importante segreto, ne saranno onorati.

I bambini continueranno ad essere felici all’idea di ricevere la mattina di Natale i regali sotto l’albero, anche se non credono più in Babbo Natale perché ormai sono cresciuti.