Neuropsicomotricità e psicomotricità a confronto: ambiti formativi e professionali

 

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Scritto dalla Dott.ssa Silvia Sforza e dalla Dott.ssa Laura Cocchiara, Terapiste della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva

Molto spesso viene impropriamente utilizzato, non solo da genitori e insegnanti ma anche da specialisti e medici, il termine psicomotricità per indicare anche il trattamento neuropsicomotorio. Riteniamo sia invece importante fare chiarezza e capire bene la differenza tra i due interventi.

La confusione nasce innanzitutto dal fatto che entrambe le figure lavorano in ambito evolutivo, ma la storia e l’evoluzione di ognuna sono ben distinte.

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UN PO’ DI STORIA

La nascita della psicomotricità si fa risalire agli inizi del 1900, basandosi sulla profonda correlazione tra pensiero e movimento. La psicomotricità favorisce lo sviluppo psicofisico in età evolutiva, prevenendo l’istaurarsi di una situazione patologica. Ha il compito di favorire la scoperta del piacere sensomotorio, di far emergere e ampliare le competenze comunicativo relazionali, di fornire uno spazio di libera espressione dei contenuti emotivi in uno spazio accogliente, sicuro e gradevole in cui il bambino possa esprimere la propria storia personale, contribuendo alla strutturazione di una positiva immagine del sé.

 Per poter parlare di neuropsicomotricità bisogna aspettare il 1997, anno in cui è stato sancito il decreto ministeriale che individua come figura sanitaria della riabilitazione il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (o TNPEE), figura professionale presente soltanto in Italia.

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, svolge, in collaborazione con l’équipe multiprofessionale di neuropsichiatria infantile e in collaborazione con le altre discipline dell’area pediatrica, gli interventi di prevenzione, terapia e riabilitazione delle malattie neuropsichiatriche infantili, nelle aree della neuro-psicomotricità, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.
— (D.M. 17 gennaio 1997, n.56)

Il Neuropsicomotricista nasce dall’integrazione della cultura psicomotoria che considera la persona in modo globale, dove esperienza corporea, emotiva e cognitiva sono fortemente intrecciate. A questo si aggiunge una profonda conoscenza teorico-clinica della neuropsichiatria infantile, delle aree della neurologia, della neuropsicologia e della psicopatologia dello sviluppo.  

Negli anni a seguire, coloro che avevano studiato da Psicomotricisti hanno avuto la possibilità di equiparare il loro titolo con quello di Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva attraverso il riconoscimento del percorso formativo e l’integrazione di alcuni esami. Ad oggi non tutti gli psicomotricisti sono anche Tnpee, esistono corsi e master (solo per i laureati) che formano a questa figura professionale ed è quindi molto importante fare una differenziazione sia dal punto di vista formativo che per gli ambiti di intervento di ciascuna figura.

FORMAZIONE:

Lo psicomotricista si forma attraverso corsi triennali di psicomotricità in scuole private e per coloro già in possesso di una laurea esistono dei master annuali, che rilasciano un documento attestante la competenza professionale di Psicomotricista (professione intellettuale definita a norma della legge n.4 del 2013).

La professione del Neuropsicomotricista (TNPEE) è invece praticabile con il conseguimento di una Laurea triennale di primo livello, che ha anche funzione abilitante. È obbligatorio che il professionista segua corsi di aggiornamento e qualificazione nell’ambito del programma nazionale per la formazione degli operatori della sanità ECM (Educazione Continua in Medicina).

AMBITI DI INTERVENTO:

Lo psicomotricista è l’operatore che svolge interventi di educazione, prevenzione e sostegno alla crescita psicofisica, emotivo/relazionale dell’individuo utilizzando metodi e tecniche ludiche a mediazione corporea.

In particolare:

·       Effettua interventi preventivo-educativo in ambito psicopedagogico e socio-educativo;

·       Svolge attività di formazione indirizzata agli adulti (genitori, educatori, insegnanti, operatori dell’ambito socio-sanitario ed assistenziale) allo scopo di favorire l’ascolto di sé e dell’altro, per un miglioramento delle dinamiche relazionali;

·       Aiuta a superare i momenti di crisi evolutiva nelle diverse età, operando per prevenire l’instaurarsi di una situazione patologica, eventualmente in collaborazione con altre figure professionali;

A chi si rivolge:

Sia alla fascia evolutiva che agli adulti.

-        Per l’età evolutiva: bambini con ritardi semplici e generalizzati di sviluppo, deficit d’attenzione iperattività, inibizione motoria, disturbi minori del movimento, difficoltà relazionali, disturbi di ansia e di stress.

-        Per gli adulti: Chiunque voglia fare esperienza di piacere sensomotorio e raggiungimento di una visione integrata mente-corpo attraverso esperienze corporee, oppure sono indicati per le persone, nelle varie età della vita, con difficoltà psicosomatiche.

Il Neuropsicomotricista (TNPEE) svolge interventi diretti di prevenzione, valutazione e terapia di bambini con difficoltà evolutive, motorie e neuro cognitive.

In particolare:

-       Identifica il bisogno e realizza il bilancio diagnostico e terapeutico del bambino;

-       Svolge attività terapeutica per le disabilità neuro-psicomotorie, psicomotorie e neuropsicologiche in età evolutiva utilizzando tecniche specifiche per fascia d'età e per singoli stadi di sviluppo,

-       Attua procedure rivolte all'inserimento dei soggetti portatori di disabilità neuro-psicomotoria e cognitivo; collabora all'interno dell'équipe multiprofessionale con gli operatori scolastici per l'attuazione della prevenzione, della diagnosi funzionale e del profilo dinamico-funzionale del piano educativo individualizzato;

-       Verifica l'adozione di protesi e di ausili rispetto ai compensi neuropsicologici e al rischio psicopatologico.

A chi si rivolge:

Esclusivamente alla fascia evolutiva (0-18 anni). In particolare a bambini con disabilità intellettiva, deficit d’attenzione e iperattività (ADHD), Disturbi minori del movimento (disturbo di coordinazione motoria, impaccio e maldestrezza), disturbi di apprendimento (disgrafia), Ritardi di linguaggio e difficoltà emotivo-relazionali, disturbi comportamentali (oppositivi-provocatori), ritardi psicomotori, sindromi genetiche, patologie neuromotorie (PCI e altre patologie congenite).

Per certi versi le due figure professionali possono sembrare similari ed è facile confondersi, questo può succedere anche tra gli stessi operatori dell’età evolutiva. È importante che tutti coloro che operano in età evolutiva sappiano differenziare i due approcci in modo tale da sapere perfettamente di cosa ha bisogno il bambino.

In questo ci rivolgiamo maggiormente agli insegnanti e alle famiglie: è bene informarsi rispetto alla figura professionale che avete di fronte, il tipo di percorso formativo che ha svolto e quali sono gli ambiti in cui può operare, in modo tale da garantire al vostro bambino il percorso assistenziale più adeguato.

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