Dai 3 anni alla scolarizzazione: bambino svogliato con difficoltà visuo-spaziali? L'importanza dell'intervento neuropsicomotorio.

 

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Scritto dalla Dott.ssa Sabrina Colicchia, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva

Cosa sono le abilità visuo-spaziali, perché sono importanti, e in che modo influiscono sullo sviluppo del bambino? Vediamolo insieme!

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COSA SONO LE ABILITA’ VISUO-SPAZIALI?

Ognuno di noi utilizza le abilità visuo-spaziali in tantissime attività di vita quotidiana: quando disegniamo o scriviamo, quando memorizziamo le informazioni, quando decifriamo simboli, lettere e numeri, quando eseguiamo le operazioni in colonna, quando ci muoviamo e quando ci orientiamo nello spazio.

Sono quindi alla base dell’apprendimento e delle autonomie personali; ma cerchiamo di capire meglio cosa sono.

Per abilità visuo-spaziali si intende la capacità di integrare, utilizzare e organizzare le informazioni che provengono dallo spazio percettivo.  È un po’ quello che facciamo quando leggiamo un libro, con la differenza che il libro in questione è proprio il nostro corpo, che si muove nello spazio.

Molte volte i bambini con difficoltà visuo-spaziali ci appaiono svogliati e non riusciamo a capire il perché. Vediamo insieme cosa osservare nei bambini di 3-5 anni e nei bambini della scuola primaria.

COME RICONOSCERE UNA DIFFICOLTÀ NEI BAMBINI DI 3-5 ANNI?

È proprio in questa fase di sviluppo del bambino che iniziano a manifestarsi le prime difficoltà e a diventare visibili a genitori ed insegnanti, ed è proprio questo il momento adatto in cui intervenire attraverso una valutazione neuropsicomotoria.

 Ci può essere una difficoltà di tipo visuo-spaziale se:

-        Il bambino non vuole disegnare, anzi ODIA disegnare. Non riesce a ripassare le linee tratteggiate (unire i puntini), non vuole copiare disegni o forme semplici, ha difficoltà a ricopiare linee orizzontali, verticali e/o oblique; non sa disegnare la figura umana.

-        Si rifiuta di colorare, oppure colora in maniera frettolosa, svogliata, guardando altrove o sbuffando. Può succedere che il bambino esca fuori dai margini o che colori quasi sempre nello stesso punto. In alcuni casi il bambino utilizza una sola parte del foglio per disegnare (ad esempio in basso a sinistra, o in alto al centro ecc).

-         Ha difficoltà con le costruzioni ai bambini piacciono le costruzioni e da soli si divertono ad inventare. Magari però ci accorgiamo che il tipo di struttura è sempre lo stesso, che fa fatica a seguire istruzioni visive o a copiare una costruzione già completa.

-        Fatica nelle autonomie personali: ha difficoltà a vestirsi o svestirsi da solo, ha difficoltà ad inserire i bottoni nell’asola, ad aprire e chiudere una zip, non riesce ad allacciare le scarpe (a volte anche quelle con gli strappi). Può apparire distratto perché gli cadono spesso le cose dalle mani, soprattutto se si tratta di piccoli oggetti.

-        È impacciato, goffo, cade spesso, inciampa quando ci sono degli ostacoli. Non riesce a prendere la palla, o la prende male, e non riesce a regolare la direzione e la forza nel lancio della palla, sia con le mani che con i piedi.

 

E DOPO I 6 ANNI?

Con l’inserimento nella scuola primaria, al bambino vengono proposti compiti via via più complessi. In alcuni casi però il bambino manifesta difficoltà in diverse materie.   È possibile che alla base ci sia una difficoltà di tipo visuo-spaziale e che si debba intraprendere un percorso neuro-psicomotorio?

Vediamo insieme come si manifesta dopo i 6 anni:

-        Ha difficoltà ad organizzare in autonomia lo spazio di lavoro sul banco e il materiale necessario per lo studio.

-        Fatica a rispettare le righe o i quadretti, e le sue produzioni grafiche sembrano confuse e caotiche.

-        Il disegno è povero. Fatica a riconoscere le relazioni spaziali negli elementi del disegno (es. le persone sono più alte degli alberi), non inserisce particolari e dimentica la linea di terra.

-        Ha difficoltà a copiare dalla lavagna.

-        Nella scrittura fatica a riprodurre le lettere correttamente, la grandezza non è costante, non sono orientate nel modo corretto, non riesce a rispettare i quadretti durante la scrittura, quando copia dalla lavagna salta alcuni pezzi. Quindi mamma e papà, se succede spesso non è necessariamente perché stava chiacchierando con l’amico di banco!

-        Nella lettura ha difficoltà a seguire la riga, magari a comprendere che si parte dalla porzione in alto a sinistra del foglio per poi scendere, fatica a riconoscere una parola scritta sul foglio a quadretti piccoli, non riesce ad andare a capo quando legge.

-        Nella matematica e nel calcolo fatica a distinguere i segni operatori (+ - x : ), fatica ad eseguire anche semplici operazioni in colonna perché non riesce ad incolonnare, fatica a rappresentare i problemi e a completare le tabelle. La situazione si complica con l’arrivo della geometria in cui il riconoscimento e la rappresentazione di figure è costante.

Avrete potuto capire che alla base di tantissime attività di vita quotidiana ci sono le abilità visuo-spaziali e che è importante riconoscere quando c’è una fragilità per poter intervenire.

 

COSA PUÒ FARE IL GENITORE?

l primo passo da fare per riconoscere una fragilità è osservare il bambino, cercare di capire se e quando fatica in un’attività,  verificare che le caratteristiche sopra elencate siano costanti e presenti in diversi contesti; se vengono riferite fragilità anche in ambito scolastico; se i vostri bambini vi sembrano sfiduciati e magari di fronte all’attività vi dicono “ma io non ci riesco”!

In questi casi è fondamentale rivolgersi alla figura del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (TNPEE) per eseguire una valutazione accurata e stilare un piano di intervento mirato, laddove necessario.

Il lavoro del TNPEE in questo caso è trasversale. Si propongono attività ludiche che abbracciano tutte le aree di sviluppo del bambino e si organizza la terapia in modo tale da aumentare i livelli di autostima. Si parte sempre dai punti di forza del bambino e si costruisce una rete di collaborazione tra il Terapista, la Famiglia e la Scuola.

 

 
 
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