Ritardo di linguaggio e terapia neuropsicomotoria

 

Scritto dalla Dott.ssa Laura Cocchiara e dalla Dott.ssa Silvia Sforza, Terapiste della Neuro e Psicomotricità.

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Impariamo a comunicare prima di imparare a parlare!

Imparare a parlare significa acquisire in un tempo relativamente breve, di norma nei primi tre anni di vita, una capacità straordinariamente complessa. Per comunicazione si intende la trasmissione di informazioni che tenga conto della sorgente e della destinazione, attraverso dei canali comunicativi diversi: canale verbale, ossia il linguaggio vero e proprio, e canale non verbale, all’interno del quale distinguiamo il linguaggio del corpo, lo sguardo, la mimica, la modulazione della voce e la gestualità.

Non si può parlare di sviluppo del linguaggio senza inserirlo all’interno di una più ampia capacità comunicativa, essendo i due canali strettamente collegati: spesso la dimensione linguistica non è che un aspetto che si inserisce in un quadro più complesso e vario.

Prima che si sviluppi il linguaggio è bene che siano presenti tutti quei prerequisiti fondamentali per un adeguato sviluppo della comunicazione:

  • l’intenzionalità comunicativa ossia la volontà di interagire con l’altro;

  • il contatto visivo e attenzione condivisa con l’altro;

  • l’imitazione non solo delle parole, ma anche delle azioni, dei gesti, espressioni facciali, vocalizzi.

  • i gesti comunicativi come il gesto indicativo o i gesti più complessi legati a situazioni di routine: battere le mani, fare ciao, “non c’è più” ecc. (gesti referenziali);

  • L’alternanza del turno;

  • il gioco simbolico: essere in grado di attribuire una funzione simbolica ad un oggetto, e saper “far finta” che sia qualcosa di diverso ancor prima di imparare ad utilizzare le parole in maniera simbolica dando loro significato.

In bambini con ritardo del linguaggio in cui sono assenti alcuni dei prerequisiti sopra descritti si consiglia quindi di intraprendere una terapia neuropsicomotoria.

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Perché prediligere un iniziale percorso neuropsicomotorio in bambini con ritardo di linguaggio?

L’intervento neuropsicomotorio, basandosi sulla globalità del bambino, stimola ed integra le diverse aree dello sviluppo infantile, permettendo un’evoluzione più armonica, meno invasiva, coinvolgente e motivante.

I bambini per cui è consigliato intraprendere questo tipo di percorso sono bambini che presentano:

  • uno sviluppo non adeguato dei prerequisiti del linguaggio;

  • difficoltà emotivo- relazionali: poco interesse nell’interagire con gli altri, difficoltà dI separazione da figure familiari, disregolati emotivamente (aggressivi, oppositivi-provocatori, eccessivamente capricciosi, rigidi);

  • instabilità psicomotoria: passano da un gioco all’altro senza mantenere un’attenzione adeguata, non riescono a stare fermi su un’attività per pochi minuti.

Come è strutturata una terapia neuropsicomotoria?

L’intervento inizia già dall’organizzazione del setting terapeutico. Ad esempio i giochi per i bambini più piccoli potrebbero essere posti in scaffali più alti ma visibili, in modo tale da favorire l’utilizzo del canale gestuale e visivo da parte del bambino e favorire la richiesta verso l’adulto.

È importante instaurare delle routine iniziali e finali, ossia una sequenza di azioni e attività sempre uguali (ad esempio togliere le scarpe e mettere i calzini antiscivolo ad inizio terapia e rimettersele alla fine), in modo tale da trasmettere sicurezza e tranquillità circa la scansione del tempo e delle attività che si andranno a fare.  Anche il mettere a posto un gioco prima di iniziarne un altro è un esempio di routine che è bene favorire nella stanza insieme al bambino.

Le attività che vengono fatte durante la terapia possono partire da una scelta spontanea del bambino, il compito del neuropsicomotricista sarà poi quello di arricchire le sequenze di gioco poco per volta.

Ad esempio, se il bambino tende a mettere in fila le macchinine, il terapista potrebbe inserirsi proponendo una gara tra la sua macchina e quella del bambino, oppure introducendo dei cuscini creando una pista dove poter far camminare le macchine.

Nella stanza, data la molteplicità di giochi e di strumenti a disposizione, il bambino può sperimentare attraverso più canali (sensoriale, percettivo, corporeo) diverse modalità di gioco, di comunicazione e condivisione.

 Inizialmente il bambino non sarà in grado di riprodurre i nuovi schemi introdotti in un suo gioco personale, ed è normale che continuerà a reiterare nello stesso schema, il compito del terapista è fornire più schemi possibili e vari dando significato e simbolo all’oggetto con cui si sta giocando, dando tempo e modo al bambino di generalizzare in seguito. 

Prendendo in considerazione le caratteristiche e le diversità di ogni bambino l’intervento sarà strutturato su misura, utilizzando tempi e modalità differenti per ognuno.