Bambini 2.0 – Dal ciuccio al tablet

 

La tecnologia è parte integrante della nostra vita professionale e personale. Ignorare il rapporto tra tecnologia e bambini è impensabile. L’avvicinamento dei bambini e dei ragazzi alle nuove tecnologie non può e non deve essere ostacolato, piuttosto deve essere guidato verso un uso più consapevole, compito che spetta in primo luogo ai genitori ma anche ad altri adulti di riferimento, come gli insegnanti.

Nella mia pratica clinica quotidiana molto spesso mi trovo di fronte al paradosso, di bambini molto veloci e competenti con un tablet e/o nei videogiochi, che però non sanno allacciare le scarpe, fare un ritaglio. Spesso inoltre nei disegni sembra essere sparita la creatività a vantaggio di eroi e supereroi dai nomi impronunciabili.

C’è un tempo per ogni cosa: questo è un principio pedagogico fondamentale.

I passaggi evolutivi vanno rispettati.

Da 0 a 3 anni: schermi vietati

L’infanzia non ha bisogno di una realtà virtuale, ma al contrario necessita di sviluppare competenze interagendo con l’ambiente e facendo esperienze percettive e sensoriali. Solo questa interazione consente di sviluppare le proprie risorse neuronali.

Il touch screen non è una vera esperienza sensoriale. Molti studi dimostrano la correlazione esistente tra la durata dell’esposizione agli schermi e conseguenze sull’attenzione dei bambini.

E’ necessario che soprattutto in questa fascia d’età che i genitori curino i propri comportamenti, i bambini sono molto inclini all’imitazione se ci vedranno perennemente con in mano un telefonino ne vorranno uno.

Da 3 a 6 anni: il tempo delle regole

Poniamo delle regole chiare, trasparenti, essenziali.

La comunità scientifico-pedagogica internazionale su questo fronte è compatta: in questa fascia d’età mezz’ora di videoschermi al giorno è più che sufficiente e l’accesso a internet è vietato. In questa fase evolutiva si svilupperanno capacità e competenze che necessitano di contesti esperenziali concreti, che stimolino ancore la sensorialità ma anche l’affettività l’immaginazione, la motricità fine le competenze relazionali e sociali.

Non lasciate che si anestetizzino davanti ai videoschermi.

Da 6 a 9 anni: alla scoperta del mondo

In questa fascia d’età si può iniziare a fornire qualche spiegazione su come utilizzare i videogiochi, il digitale ponendo regole precise e dando loro degli strumenti iniziali per tutelarsi rispetto all’esposizione a tante informazioni.

Niente internet, niente Tv in camera. E il telefonino? Stiamo parlando di uno strumento sviluppato per la comunicazione a distanza, tenendo conto che i bambini italiani sono i più iperprotetti d’Europa non si comprende la necessità di dotarli di un telefonino.

Da 9 a 12 anni: lo sviluppo delle capacità relazionali

Fino a 9 anni niente internet perché? Perché è questa l’età in cui i bambini compiono un importante passaggio cognitivo ed escono dal pensiero magico per arrivare al pensiero razionale. Ora possono gradualmente, interagire con il mondo anche attraverso gli strumenti digitali.

Nella fase adolescenziale nascerà nei ragazzi la necessità di prendere distanza dal nucleo familiare, insorgerà un maggiore bisogno di autonomia di apertura verso l’esterno ed il telefono raccoglie parte di questi bisogni e diviene uno strumento per ampliare la comunicazione nel gruppo dei pari.

In ultimo mi sembra interessante porre a confronto vantaggi e svantaggi del digitale nell’infanzia:

  • Vantaggi: miglioramento delle capacità cognitive. L’offerta è molto ampia ed interessante, ci sono sul mercato software per favorire l’apprendimento(leggere, contare) anche in maniera divertente. Possibilità di avere accesso a una quantità enorme di informazioni. Ampliare e velocizzare la comunicazione.
  • Svantaggi: il prolungato utilizzo di smartphone e tablet può portare ad un eccessivo affaticamento della vista, ad un isolamento e passivizzazione nei confronti del mondo esterno, rischio per la tutela della privacy. Rispetto a quest’ultimo punto c’è da dire che un ragazzino o un adolescente possiede un concetto di privacy e riservatezza quasi inesistente, quindi tende a condividere tutto di sé senza filtro alcuno.

Infine vorrei fare una riflessione su quanto queste nuove abitudini incidano sullo sviluppo relazionale ed affettivo: imparare a gestire la noia, la rabbia e la frustrazione è un passaggio importante nello sviluppo affettivo dei bambini, poiché questi apprendimenti e queste esperienze costituiscono la base per poter gestire efficacemente le proprie emozioni durante l’adolescenza e l’età adulta. Se dunque i bambini non hanno la possibilità di imparare ad autoregolarsi, a sviluppare l’immaginazione come antidoto alla noia e all’attesa è legittimo aspettarsi che in futuro avremo molti più adulti che non sapranno gestire l’assenza di attività, la frustrazione, la rabbia.

 
Età evolutivaMago dioz