Perché i bambini dicono le bugie?

 

Le bugie non hanno età e noi adulti lo sappiamo bene perché nella maggior parte dei casi siamo consapevoli di quando le diciamo e scegliamo di dirle per raggiungere un obiettivo. Ma quando abbiamo imparato a mentire?
Tutti i bambini e gli adolescenti prima o poi dicono qualche bugia e questo non deve necessariamente preoccupare noi genitori o farci sentire traditi o in colpa. Le bugie rappresentano per il bambino una fase evolutiva assolutamente normale che, in genere, si risolve con l’avanzare dello sviluppo.

Prestando attenzione al contenuto delle bugie dei nostri figli si possono comprendere molte cose riguardo al loro mondo interiore ed al rapporto che hanno con noi; proprio come può avvenire per i sogni, le bugie possono essere lo specchio dei loro desideri, bisogni e paure.
Attraverso la bugia i bambini costruiscono un proprio spazio segreto, un mondo a metà strada tra la realtà e la fantasia, che può essere da loro utilizzato come contenitore di sentimenti ed emozioni che hanno paura di mostrarci, o di cui sono gelosi o si vergognano. Loro, infatti, esattamente come fanno con il “gioco delle costruzioni” montano e smontano i fatti, cambiano i protagonisti di una storia, eliminano gli elementi di disturbo o li spostano nel tempo, mostrandoci un mondo dove tutto può avvenire.
E’ giusto però fare una distinzione a seconda dell’età.

 

ETA’ PRESCOLARE

I bambini cominciano a dire le prime bugie intorno ai tre anni poiché in questa fase della loro vita scoprono di poter dare libero sfogo alla fantasia. Solitamente si tratta di bugie innocenti e senza secondi fini, invenzioni fantastiche, costruzioni che gli consentono di negare con convinzione un fatto o una marachella anche evidente o di modificare le verità che non gli piacciono e che sentono difficili da affrontare.
Per questi motivi, a quest’età, è più corretto definirle “piccole storie” o racconti fantastici, non animati dalla volontà di ingannare, ma frutto di quello che Piaget definiva “pensiero magico”, un assetto mentale contraddistinto dall’assenza di una netta separazione tra immaginazione e realtà. Quando si chiede, per esempio, a un bimbo di tre-quattro anni cosa ha fatto il giorno precedente, la risposta può variare da un serafico “niente” alla meticolosa descrizione di un divertente pomeriggio di due mesi prima. La connessione temporale non appartiene al mondo dei piccoli che vivono in una sorta di “qui e ora”, dove spazio, tempo e relazioni sono confuse tra sensazioni emotive e corporee.
Come già detto, le storie dei piccoli e la loro interpretazione di episodi quotidiani sotto il segno dell’immaginazione, costituiscono una tappa fondamentale della loro crescita e dello sviluppo cognitivo, ma da alcuni studi emerge, inoltre, che tutto ciò sia indice di spiccate capacità cognitive e allo stesso tempo, un modo per affermare se stessi nel cammino verso una maggiore autonomia.
In età prescolare, infatti, i bambini cercano di passare dalla dipendenza verso il genitore, tipica dei primi anni di vita, ad una graduale autonomia anche attraverso il sotterfugio. Raccontare storie dimostra la loro volontà distinta da quella dell’adulto.
Quando negano di aver mangiato la merendina o nascondono un oggetto che hanno rotto, vorrebbero, come per magia, accontentare contemporaneamente se stessi e i genitori. Il “far finta”, la dissimulazione e le bugie sono quindi indispensabili, si tratta di un adattamento alla vita, un modo per comunicare ed apprendere.
Il problema sorge solo quando l’alterazione della realtà, presente nei loro racconti, nasce da traumi, ansia o forte paura di non essere accettati. In questo caso, e solo in questo caso, occorre indagare più a fondo anche attraverso l’aiuto di un esperto; non dimenticando che, anche in queste occasioni, non sono le bugie in sé il problema, in quanto esse sono un campanello d’allarme prezioso per una difficoltà che va ricercata “a monte”.
A volte, un genitore può restare perplesso davanti alle “innocenti dichiarazioni” di un bimbo piccolo che nega, per esempio, di avere mangiato la cioccolata, con la faccia tutta sporca.
In una situazione del genere, come potrebbe comportarsi l’adulto?
Prima di inquietarci e di adottare qualsiasi contromisura, potrebbe essere utile addentrarsi nel loro mondo incantato, questo ci permetterebbe di scoprire molto di più.
Sicuramente è molto utile ascoltare con attenzione il bambino senza domandargli: “Perché hai detto che non sei stato tu a mangiare la cioccolata?”
Un modo potrebbe essere quello di rivolgersi al piccolo in terza persona raccontandogli un’altra storia:
“Ah, davvero, non è stato Carlo a mangiare la cioccolata, ok, ho capito, è stato Carletto che è un bimbo più grande e un po’ furbetto e molto goloso!”
“Certo che non sei stato tu a prendere la cioccolata! È stato il coniglio di Pasqua che sta preparando la sua scorta per le uova. Solo che poi ti ha lasciato un paio di baffi. Vieni che andiamo a lavarci il viso”.
In questo modo il bambino capisce che state giocando anche voi, e che raccontare storie va bene, ma non dire le bugie, ed evita di fargli sviluppare una percezione di sé come di un bugiardo.
Il modo in cui noi reagiamo di fronte alla bugia è importante ed aiuta il bambino piccolo a distinguere tra il raccontare di un mondo fantastico e il mentire; con bambini molto piccoli si dimostra molto utile utilizzare un approccio che permetta di trasmettergli un messaggio senza soffocare la loro creatività e voglia di indipendenza.

 

 

ETA’ SCOLARE

Con l’ingresso alla scuola primaria le cose cambiano, infatti dopo i 5 anni il bimbo acquisisce la capacità di distinguere in modo chiaro la realtà dalla fantasia e, di conseguenza, anche il vero dal falso. Proprio a questa età fanno la comparsa le prime bugie consapevoli che, in genere, hanno la finalità di nascondere un fatto sconveniente che si è commesso e di evitare la disapprovazione o la punizione degli adulti.
Dietro a ogni bugia raccontata da un ragazzino in età scolare, con un po’ di attenzione e disponibilità all’ascolto, l’adulto può cogliere ragioni, desideri nascosti e aspirazioni del figlio; quasi sempre, basta poco per trovare insieme una soluzione.
In questa fase, poi, la bugia prepara, quello spazio che nell’adolescenza diventa il “segreto”, la capacità di tacere e ragionare con la propria testa. A volte, non si può dire tutto, ed è importante per le relazioni future anche saper tacere.
In questo periodo, la bugia può nascere anche dalla ricerca di approvazione o dal desiderio di indipendenza. Nel primo caso, la bugia nasce dal desiderio del bimbo di essere proprio quello che vogliono i suoi genitori, in quanto ci tiene a dare un’immagine più bella di sé stesso: la menzogna, dunque, gli serve per non deludere mamma e papà.
Nell’altro caso, la motivazione di fondo che spinge un bambino grandicello a raccontare bugie è quella di sottrarsi al controllo invasivo dell’adulto su ogni aspetto della sua vita, spingendolo alla ricerca di una “via di uscita”, la bugia, per ritagliarsi degli spazi di manovra e autonomia.
Succede, inoltre, che bambini con scarsa autostima tentino di abbellire la verità, esagerare o vantarsi nel tentativo di impressionare gli altri, o per sentirsi adeguati rispetto ai compagni. Allo stesso modo, i bambini che si sentono insicuri possono inventarsi delle storie per cercare di attirare l’attenzione e l’interesse degli adulti.
Innanzitutto occorre non drammatizzare ma cercare di comprendere per quale motivo il nostro bambino ha mentito. Calma, rassicurazione e dialogo sono elementi fondamentali per creare un clima di fiducia grazie al quale il nostro bambino potrà farci “entrare” nel suo mondo interiore e aiutarci a capire cosa lo ha spinto a dire una bugia.
È importante adottare con i bambini un atteggiamento che non faccia pesare su di loro un eccesso di aspettative. Non chiediamo loro “missioni impossibili” come quella di aderire al modello di perfezione che noi abbiamo in mente per loro. Più li vogliamo puliti, ordinati, diligenti, bravi, più li invitiamo a mentire per dar vita a un’altra realtà, quella in cui loro riescono a soddisfare tutte le aspettative dei genitori.
La prima regola è, senza dubbio, dare il buon esempio e insegnare al bambino quanto sia importante dire sempre la verità, potersi fidare degli altri e anche meritarsi la fiducia altrui. Se i genitori per primi ricorrono a piccole e grandi bugie, anche solo per evitare seccature o domande imbarazzanti, anche il bambino si sentirà autorizzato a farlo.

 

COSA FARE?

Sicuramente è molto importante non etichettare mai un bambino come “bugiardo”, il rischio è di farlo sentire tale e, nel tempo, di farlo diventare così come il nostro giudizio l’ha etichettato. Le etichette tendono a incoraggiare un comportamento che si vorrebbe evitare.
Nel momento in cui nostro figlio ammette con sincerità i suoi errori non bisogna punirlo; così facendo il bambino, o l’adolescente, apprenderebbe che è da stupidi dire la verità e che invece è da furbi mentire.
Per i genitori e gli educatori in generale è importante cercare di scoprire quali sono le motivazioni e lo stato d’animo che portano il bambino a raccontare bugie, perché anche mentendo ci sta comunicando qualcosa di importante e, spesso, richiede solo attenzione e non aspetta altro che di essere scoperto per sentirsi sollevato.
Forse mente riguardo ai voti che prende a scuola perché si sente troppo sotto pressione. O se mente ripetutamente riguardo alle proprie azioni per evitare castighi, forse le conseguenze che l’adulto decide di adottare con lui sono così severe da impaurirlo troppo per dire la verità. Le punizioni devono insegnare le cose, non infliggere angoscia.
Per evitare che il bambino menta, il genitore deve lavorare anche su sé stesso e sulle proprie reazioni legate a determinate situazioni che possono preoccupare il figlio: ad esempio un brutto voto a scuola o una qualsiasi marachella.
Siate sempre incoraggianti e positivi quando il vostro bimbo dice la verità, e lodatelo per essere stati onesto: “Grazie per avermi detto di aver rotto il bicchiere. Mi piace molto quando sei onesto.”
Se il vostro bambino sta passando una fase in cui dice bugie di frequente, scegliete un sistema di ricompensa: potrebbe guadagnarsi un adesivo ogni volta che passa un giorno senza dire bugie. Accordatevi in anticipo sul fatto che riceverà una sorpresa ogni volta che raggiungerà un certo numero di adesivi guadagnati.
È importante ricordare al bambino che la famiglia è come una squadra e che insieme si possono affrontare e vincere più facilmente tutte le difficoltà e i problemi, per questo non deve mai aver paura di parlare e raccontare ciò che lo spaventa o lo preoccupa. Abituare il bambino a confidarsi e non farlo sentire giudicato o ridicolizzato per i propri timori, che ovviamente sono sempre commisurati all’età, può evitare ad ogni bambino di rifugiarsi nella menzogna.