Come comportarsi se il bambino balbetta? Le risposte della Logopedista

 

Quando un bambino inizia a manifestare qualche esitazione nel parlare si riscontra spesso una reazione di forte preoccupazione ed ansia da parte dei genitori, che, in alcuni casi, si sentono responsabili della condizione del proprio bambino, riconducendone la causa a fattori di svariata natura, come ad esempio la presenza in famiglia di altre persone balbuzienti o le scarse attenzioni a lui dedicate a causa di uno stile di vita troppo frenetico. Per informare correttamente i genitori, sfatando luoghi comuni e dando indicazioni precise sul trattamento, abbiamo intervistato la nostra logopedista Dott.ssa Ilaria Marinelli

CHE COS’ E’ LA BALBUZIE E QUANDO SI MANIFESTA?

La balbuzie è un disturbo della fluenza verbale che colpisce circa l’ 1% della popolazione mondiale, vale a dire che più di 68 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di balbuzie.

Bisogna innanzitutto precisare che l’ esordio della balbuzie si colloca generalmente tra i 2 e i 6 anni, con un’ età media di comparsa intorno ai 33 mesi, ovvero durante il periodo più intenso di acquisizione linguistica dei bambini. Nella prime fasi di acquisizione del linguaggio, tra i 3 e i 4 anni, sono molti i bambini che attraversano un periodo di “disfluenza” che rappresenta una normale e fisiologica tappa dello sviluppo linguistico destinata a scomparire senza alcun tipo di trattamento specifico. In una minoranza di casi invece la balbuzie può considerarsi non fisiologica e di conseguenza non regredibile spontaneamente ma solo attraverso un intervento mirato.

QUALI SONO I FATTORI INDICATIVI DI UNA BALBUZIE NON FISIOLOGICA?

In età prescolare è già possibile riconoscere dei campanelli d’ allarme indicativi di una balbuzie non fisiologica, ovvero cronica:

• Familiarità: la presenza in famiglia di altri individui balbuzienti è un fattore di rischio di cronicizzazione, esiste infatti una forte predisposizione genetica all’ insorgenza della balbuzie.

• Genere: i soggetti di sesso maschile sono più a rischio di sviluppare una balbuzie persistente rispetto a quelli di sesso femminile, in cui si ha una maggiore probabilità di andare incontro ad una remissione spontanea del disturbo.

• Età di insorgenza: i bambini che iniziano a balbettare dopo i 33 mesi sono maggiormente a rischio di cronicizzazione, più è tardivo l’ esordio, minore è la probabilità di andare incontro ad un recupero spontaneo.

• Tempo trascorso dall’ inizio del disturbo: maggiore è il tempo trascorso dall’ esordio del disturbo maggiore sarà il rischio di persistenza dello stesso. La persistenza dopo 6-12 mesi dalla sua comparsa costituisce un indice di rischio di cronicizzazione, come testimoniato dal fatto che il fenomeno della remissione spontanea si verifica nell’ 80% dei casi entro i primi 2 anni dalla sua comparsa.

• Tipologia di disfluenze: le caratteristiche delle disfluenze prodotte possono essere indicative di un disturbo più grave e persistente, in particolare la presenza di prolungamenti di suono e blocchi sono più preoccupanti rispetto a delle semplici ripetizioni di sillaba o suono.

• Presenza di comportamenti secondari: in alcuni casi possono essere presenti dei sintomi accessori messi in atto dal bambino per evitare le disfluenze o per sforzarsi a far uscire il suono in modo fluente. In alcuni casi la balbuzie è associata a smorfie facciali, perdita del contatto visivo, interiezioni verbali e circonlocuzioni.

• Atteggiamento negativo verso la comunicazione verbale: i bambini che prendono coscienza molto precocemente delle loro difficoltà nel parlare e si percepiscono come “cattivi comunicatori” sono maggiormente candidati a sviluppare un disturbo più strutturato e persistente.

• Presenza di un disturbo di linguaggio associato, quale ad esempio un ritardo o una precocità nello sviluppo del linguaggio stesso.

COME INTERVENIRE EFFICACEMENTE NEL SUPPORTO ALLA BALBUZIE?

La presa in carico del bambino che balbetta prevede un lavoro in equipe ed un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento di diverse figure professionali quali il logopedista e lo psicologo, questo perché la balbuzie è determinata da aspetti “tecnici” e da aspetti emotivi e psicologici. L’intervento realmente efficace prevede un percorso parallelo logopedico e psicologico.

QUALI SONO GLI OBIETTIVI DELLA TERAPIA LOGOPEDICA?

Per quanto riguarda la logopedia i principali obiettivi del trattamento si possono riassumere in questo modo:

• Ridurre la frequenza con cui si verificano gli episodi di disfluenza;
• Ridurre la severità e la durata delle disfluenze;
• Ridurre l’ utilizzo di comportamenti di evitamento e/o difesa;
• Ridurre o eliminare gli atteggiamenti messi in atto dall’ ambiente circostante che peggiorano o provocano le disfluenze;
• Stimolare il soggetto balbuziente a modificare la gestione delle situazioni di verbalizzazione e socializzazione della vita quotidiana;
• Aumentare la frequenza delle attività di verbalizzazione;

QUANTO INFLUSICE L’AMBIENTE SULLA BALBUZIE E COSA PUO’ FARE LA FAMIGLIA E LA SCUOLA?

Il percorso prevede anche il coinvolgimento della famiglia e della scuola che rivestono un ruolo fondamentale in quanto il tipo di comunicazione e di comportamento offerti al bambino a casa e a scuola influiscono sulla fluenza verbale.

Alcune semplici regole da seguire a casa e a scuola:

• Ascoltate con attenzione il bambino mentre parla, dando importanza a ciò che dice piuttosto che al modo in cui lo dice. Questo aiuterà il bambino a sentirsi accettato incondizionatamente e faciliterà lo scambio comunicativo.

• Utilizzate un linguaggio chiaro, semplice, frasi brevi e non troppo complesse sintatticamente.

• Modellate il linguaggio in modo disteso, rallentato e con frequenti pause, in modo tale da fornire un modello verbale corretto al bambino e ridurre la pressione temporale.

• Rispettate i turni durante la conversazione evitando sovrapposizioni verbali, non anticipate le parole o frasi che il bambino non riesce a produrre fluentemente e non sostituitevi a lui durante la conversazione, ma mostrategli disponibilità all’ ascolto e rispettate i suoi tempi.

• Durante il gioco e la conversazione cercate di ridurre il numero di domande ed evitate in particolare di porre domande multiple che affaticano il bambino, utilizzate piuttosto un discorso parallelo in cui commentare le situazioni o arricchite la produzione verbale del bambino.

• Utilizzate una buona e ricca comunicazione anche a livello non verbale.

• Non lasciate trasparire la vostra ansia o disagio nell’ascoltare il bambino mentre balbetta. E’ importante non mostrarsi imbarazzati o infastiditi attraverso segnali non verbali (es. mimica, distogliere lo sguardo, ecc.) ed evitare commenti o consigli come ad esempio “mantieni la calma”, “parla più lentamente”, “fai un bel respiro”, “fermati e poi ricomincia” perché non aiutano il bambino che balbetta a ritrovare la fluenza ma contribuiscono ad incrementare i suoi livelli d’ ansia.

Qualora avessi bisogno di sostegno puoi contattare la nostra segreteria: avrai tutto il supporto di cui hai bisogno.

 
Età evolutivaMago dioz