Disturbi del linguaggio

 
  • DISLALIA
    Ci sono bambini che a tre anni parlano perfettamente e altri che a sei ancora “inciampano” nella pronuncia. L’errata pronuncia di un fonema si chiama dislalia. Nella gran parte dei bambini dislalici non si ritrovano alterazioni organiche alla base della mancata acquisizione di un suono, ma cause “funzionali”. Questo significa che qualche evento ha influenzato, modificandola, la fisiologica evoluzione dell’apprendimento dei suoni del linguaggio (fonemi).
    Le cause funzionali che possono determinare una dislalia sono molte; le più frequenti sono: 1) cause che impediscono una buona percezione dei suoni come le otiti ricorrenti nei primi anni di vita che possono determinare dislalie audiogene; 2) cause che agiscono sulle strutture articolatorie. Una ipertrofia delle adenoidi, riniti ricorrenti e/o persistenti possono obbligare il bambino a respirare con la bocca aperta determinando dislalie a carico dei fonemi che vengono articolati mediante elevazione della parte anteriore della lingua. L’uso prolungato del ciuccio o del biberon o, in età successiva, le abitudini viziate quali il succhiarsi il pollice, mangiarsi le unghie, etc., inducono la spinta della lingua tra gli incisivi durante la fonazione.
    Dopo aver eseguito un’attenta analisi dell’inventario fonematico del bambino attraverso prove strutturate, gioco o interazione madre/figlio, si passerà al progetto riabilitativo.

 

  • DISORDINE FONOLOGICO
    Con disordine fonologico si intende un’alterazione nella capacità di programmare la sequenza dei suoni (fonemi), che costituiscono la parola e/o di categorizzarli secondo parametri significativi.
    Lo sviluppo della competenza fonologica avviene grazie ad un’innata predisposizione del bambino a percepire le caratteristiche distintive dei suoni nel continuum della lingua parlata. Tale competenza è costituita da regole relative alle “immagini mentali” che il bambino ha delle parole, cioè della sequenza dei fonemi. Se tali regole sono assenti o solo carenti si struttura un disordine fonologico.
    Le componenti biologiche e cognitive dello sviluppo fonologico sono tre:

     

    1. Uditivo-percettiva: permette la discriminazione e la cetegorizzazione dei suoni

    2. Neuromotorio-articolatoria: responsabile della pianificazione ed esecuzione dei gesti articolatori associati alla produzione dei suoni della parola.

    3. Cognitivo-linguistica: responsabile del riconoscimento della parola.

    In alcuni bambini si riscontra un disturbo fonologico che determina la produzione di un linguaggio poco o per nulla decifrabile. Tali bambini vanno aiutati, attraverso un percorso riabilitativo, a riconoscere e/o produrre gradualmente un linguaggio più vicino al modello adulto.

 

  • BALBUZIE
    Attualmente la maggior parte degli autori considera la balbuzie frutto di fattori organici predisponenti, più precisamente una predisposizione organica geneticamente determinata o acquisita in qualsiasi momento dopo il concepimento, su cui si innescano fattori funzionali scatenanti, come condizionamenti dovuti inizialmente ad atteggiamenti familiari errati, eventuali traumi e, successivamente, influenze ambientali nei rapporti interpersonali.
    Alla luce di ciò, sarebbe molto importante effettuare una diagnosi precoce, che prevenga l’instaurarsi dei meccanismi di mantenimento che aggravano il problema.
    Rispetto all’intervento riabilitativo nei bambini è importante, prima di tutto, effettuare una prevenzione secondaria, parlando con i genitori per fornire loro informazioni corrette e modificare i comportamenti errati; se il disturbo permane, allora diventa indispensabile iniziare un percorso riabilitativo che si presenti sempre sotto forma di gioco, in modo da non porre l’accento sul disturbo facendo sentire di nuovo il piccolo paziente “sbagliato e diverso dagli altri”.

 

  • SORDITA’ INFANTILE
    Le persone nate sorde o diventate tali nei primi anni di vita riscontrano difficoltà nell’apprendere la lingua parlata che non acquisiscono in maniera naturale ma che deve essergli insegnata attivamente. Per favorire il successo di interventi riabilitativi sulla sordità congenita si ricorre, sempre più, allo screening uditivo neonatale: in tal modo è possibile velocizzare operazioni di diagnosi, protesi, impianto cocleare, preliminari ai percorsi riabilitativi ed apprendimento linguistico.Le due metodologie di cura della sordità natale sono:

     

    • Oralismo puro: quando la persona viene educata all’apprendimento della lingua tramite la logopedia, dopo che gli sono state applicate protesi e/o impianti cocleari.

    • Metodo bilingue: quando alla persona vengono insegnate sia la lingua locale sia la lingua dei segni. Ricerche dimostrano che l’apprendimento della seconda facilita l’assimilazione della prima.

    Tipi e livelli di sordità:

    Il danno riportato dall’udito può essere lieve, medio, grave o addirittura profondo: un soggetto in questa condizione non percepisce nemmeno suoni e rumori di elevata intensità. Quando la sordità interessa un solo orecchio si parla di “anacusia”, altrimenti di “cofosi”. La sordità parziale è invece nota col nome di ipoacusia, la quale può essere indotta dai danni relativi ai rumori (NIHL) oppure dall’invecchiamento (ARHL, o presbiacusia). Oltre che per l’entità della riduzione uditiva, l’ipoacusia viene classificata in base alla sede del danno che l’ha prodotta:

    • Trasmissiva: il danno è avvenuto a livello dell’orecchio esterno o a livello delle strutture trasmissive dell’orecchio medio (catena ossiculare). Il deficit è solitamente pantonale, benché sia solitamente più accentuato per le frequenze medio-gravi. Raramente il deficit di tipo trasmissivo è superiore a 50-60 dB.

    • Neurosensoriale: il danno è localizzato a livello della coclea (ipoacusia neurosensoriale cocleare) o a livello del nervo acustico (ipoacusia neurosensoriale retrococleare). Il deficit dipende dall’entità del danno e dalla localizzazione mono o bilaterale. Nel caso in cui il nervo acustico non sia eccessivamente danneggiato, parte dell’input uditivo può essere recuperata mediante interventi con impianto cocleare e conseguente riabilitazione.