| Dislalia |
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Ci sono bambini che a tre anni parlano perfettamente e altri che a sei ancora "inciampano" nella pronuncia. L'errata pronuncia di un fonema si chiama dislalia. Nella gran parte dei bambini dislalici non si ritrovano alterazioni organiche alla base della mancata acquisizione di un suono, ma cause "funzionali". Questo significa che qualche evento ha influenzato, modificandola, la fisiologica evoluzione dell'apprendimento dei suoni del linguaggio (fonemi). La maturazione della capacità articolatoria dei fonemi è determinata sia dalle capacità percettive (visive e uditive), sia dalle capacità prassico-motorie del bambino. I primi suoni pronunciati dal bambino sono quelli più visibili e più rilevanti dal punto di vista acustico (m-p-t-k) e articolati dalle parti della bocca più allenate dalla suzione. Su questa base il bambino costruisce nel tempo il proprio inventario fonetico. Questa progressione avviene per opposizioni fonemiche: il bambino coglie la diversità tra i suoni da lui prodotti e i suoni che percepisce. Successivamente per tentativi di imitazione fa emergere, dapprima occasionalmente, i suoni "nuovi" a cui attribuisce la giusta identità fonetica aiutato dal suo feed-back uditivo e da quello di colui che lo ascolta. Il primo passo verso l'acquisizione è di coglierne le caratteristiche acustiche: il contrasto tra ciò che sente e ciò che produce è la molla che lo guida nella sperimentazione linguistica. La percezione ha quindi un ruolo fondamentale nell'evoluzione fonetica. Le cause funzionali che possono determinare una dislalia sono molte; le più frequenti sono: - cause che impediscono una buona percezione dei suoni come le otiti ricorrenti nei primi anni di vita che possono determinare dislalie audiogene; - cause che agiscono sulle strutture articolatorie. Una ipertrofia delle adenoidi, riniti ricorrenti e/o persistenti possono obbligare il bambino a respirare con la bocca aperta determinando dislalie a carico dei fonemi che vengono articolati mediante elevazione della parte anteriore della lingua. L'uso prolungato del ciuccio o del biberon o, in età successiva, le abitudini viziate quali il succhiarsi il pollice, mangiarsi le unghie, etc., inducono la spinta della lingua tra gli incisivi durante la fonazione. Dopo aver eseguito un'attenta analisi dell'inventario fonematico del bambino attraverso prove strutturate, gioco o interazione madre/figlio, si passerà al progetto riabilitativo. |


